Home Arte e Cultura Cattedrali Cattedrale di Arezzo

 

cattedrale di arezzo

Notizie Storiche

La prima cattedrale aretina di cui si hanno notizie sicure sorgeva nel colle del Pionta, luogo ancor oggi detto "Duomo Vecchio". Era fuori della città, nella parte sud, a quasi un chilometro dalle antiche mura. Il luogo non era stato scelto a caso: la collina era una zona cimiteriale fin da epoca etrusca e lì era stato sepolto S. Donato, secondo vescovo e apostolo della diocesi aretina.

Intorno all'anno 1000 l'antica cattedrale, dedicata a S. Maria e S. Stefano, venne ristrutturata dal vescovo Elemperto e consacrata dal pontefice in persona, forse Giovanni XVIII nel 1009. Ma il vescovo successivo Adalberto, proveniente da Ravenna, decise di fare un nuovo tempio più grande e più bello; a tal fine mandò l'architetto aretino Maginardo nella città romagnola per osservare la basilica di S. Vitale e prendere da essa ispirazione per il nuovo edificio. Il tempio venne portato a termine dal vescovo Teodaldo, che il 12 novembre 1032 lo consacrò solennemente e vi trasferì le reliquie di S. Donato. Si trattava di un edificio grandioso, "con sedici facce esterne e otto interne, e furono adoperate pietre e colonne preziosissime di porfido, granito e di mischi"(Vasari).

Il 27 aprile 1203 papa Innocenzo III ordinò al vescovo Amedeo di trasferire dentro le mura della città la cattedrale e la sede vescovile. Divenne così cattedrale la chiesa benedettina di S. Pietro Maggiore, posta in cima alla città, nel colle detto appunto di S. Pietro. Vicino ad essa venne costruito il nuovo episcopio (1256).
La chiesa era però assai modesta (indecens ac deformis, la definì il vescovo Guglielmino). Papa Gregorio X, morendo ad Arezzo il 10 gennaio 1276, lasciò una grande somma di denaro per la costruzione di una nuova cattedrale. Il vescovo Guglielmino degli Ubertini, il 9 novembre 1277, diede inizio all'opera, in onore di S. Donato, nel luogo occupato prima dalla chiesa di S. Pietro. Il sacro edificio fu portato a termine solo nel 1511, ma fu rigorosamente mantenuto il bellissimo stile gotico iniziale. Rimase incompiuta la facciata; il campanile era costituito da una semplice vela.

Il 27 agosto 1595 il vescovo Pietro Usimbardi consacrò la cattedrale dedicandola ai santi Pietro, Stefano e Donato, in ricordo delle precedenti cattedrali. Questa è la vera titolazione della cattedrale aretina, e il 27 agosto è la data della sua dedicazione, come risulta dai vecchi calendari liturgici e dalla lapide posta nella controfacciata del duomo. Nel secolo XX la memoria liturgica è stata impropriamente spostata al 12 novembre, giorno che ricorda la dedica del duomo del Pionta, non più esistente.
Infatti il 20 ottobre 1561 il Duomo Vecchio, il 'Vaticano aretino', venne demolito per ordine di Cosimo I, per motivi di carattere militare: dalla collina si poteva bombardare più facilmente la città. Si trattò comunque di un fatto inqualificabile. "Che Dio gliene perdoni a chi fu inventore di tal cosa!" (G. Sinigardi).
Il trasferimento dell'immagine della Madonna del Conforto nel 1796 in cattedrale portò alla costruzione della grande cappella nella navata sinistra (1796-1825), cuore materno della diocesi.

Nel 1900 si decise di costruire la facciata del duomo, portata a termine nel 1914 su disegno di Dante Viviani: "una facciata semplice, senza pretese, fedele alle linee architettoniche dell'edificio" (Tafi). Il campanile a torre esagonale fu iniziato nel 1857, ma fu interrotto poco più di un anno dopo, quando l'opera era giunta alla base della guglia. I lavori vennero ripresi e conclusi negli anni 1931-1937; fu realizzata la caratteristica terminazione a 'punta di lapis', progettata da Giuseppe Castellucci.
La cattedrale, lunga 67 metri, larga 23 e alta 27, è a tre navate, senza transetto, con cinque campate e con le volte a crociera, sostenute da pilastri a fascio. La bellissima struttura, autentica elevazione dell'anima verso Dio, contiene assoluti capolavori d'arte come le vetrate del Marcillat, la Maddalena di Piero della Francesca, il cenotafio di Guido Tarlati. Altri capolavori nella Cappella della Madonna del Conforto: le stupende robbiane, la Giuditta di Pietro Benevenuti, l'altare del Valadier.
Una magnifica scalinata, disegnata dal Sansovino, sostiene e correda all'esterno il grande edificio, che si erge maestoso nel colle di S. Pietro. (d. Antonio Bacci)

 

 

<<< Torna indietro